Merita di essere segnalata la recente sentenza pronunciata il 16 aprile 2025 dai cinque giudici della Corte Suprema del Regno Unito, i quali hanno stabilito che, ai fini della normativa britannica sulle pari opportunità (Equality Act), l’interpretazione legale del termine "woman" debba basarsi sul sesso biologico. Il ricorso, accolto, è stato avanzato dal gruppo femminista For Women Scotland, al quale aderisce anche J.K. Rowling, autrice di Harry Potter. In particolare, la questione verteva su una legge scozzese del 2018 che prevedeva una quota pari al 50 per cento di presenza femminile nei consigli di amministrazione degli enti pubblici locali ricomprendendovi anche le persone trans che abbiano ottenuto il riconoscimento di genere secondo i requisiti stabiliti dal Gender Recognition Act del 2004. Si doveva quindi stabilire se includere nella definizione di donna anche le persone transgender che avevano ottenuto il riconoscimento di genere secondo i criteri definiti dal Gender Recognition Act del 2004. https://supremecourt.uk/uploads/uksc_2024_0042_judgment_aea6c48cee.pdf
I tribunali scozzesi hanno respinto in due occasioni i ricorsi presentati, affermando che la definizione di sesso non si limita al sesso biologico o a quello assegnato alla nascita, ma comprende anche quello indicato nel certificato di riconoscimento di genere (GRC) ai sensi dell’Equality Act. Il gruppo Fws ha proposto ricorso avverso tali decisioni sostenendo che il sesso biologico alla nascita non è modificabile e deve prevalere sull’identità di genere. La questione è quindi stata sottoposta all’esame della Suprema Corte, la cui decisione, ribaltando le precedenti sentenze, non si limita più al diritto scozzese ma incide sull’interpretazione dell’intero corpus normativo sulla parità di genere applicabile in tutto il Regno Unito.
La sentenza afferma che, sebbene le persone transgender siano protette dall’Equality Act 2010, ciò non implica che debbano essere incluse nelle definizioni di “man” o “woman” basate sul sesso biologico. La Corte pur riaffermando che «nulla in questa sentenza è inteso a scoraggiare la nomina di persone trans nei consigli degli enti pubblici o a minimizzare l’importanza di affrontare la loro sottorappresentazione in tali consigli», tuttavia, la questione all’esame richiede di decidere se la nomina di una donna trans con un GRC (certificato per il riconoscimento di genere) sia considerata come nomina di una donna e quindi valida per conseguire l'obiettivo di rappresentanza di genere, ovvero che il consiglio abbia il 50% di donne tra i membri non esecutivi. Secondo la Corte, ciò non è valido.
Secondo la Suprema Corte, il termine "woman" in determinate normative deve essere interpretato in riferimento al sesso biologico. In particolare, per la Corte britannica, ai sensi dell'Equality Act 2010, le espressioni "man", "woman" e "sex" si riferiscono al sesso biologico. Questo approccio è considerato fondamentale per garantire chiarezza e coerenza nell'applicazione della legge, specialmente nei contesti relativi alle politiche pubbliche, alla sicurezza e alla rappresentanza.
Entro la stagione estiva, quindi, l'ente regolatore per le pari opportunità nel Regno Unito sarà tenuto a pubblicare nuove indicazioni sugli spazi dedicati in base al genere biologico. Aree "riservate" per donne, che interesseranno probabilmente bagni, spogliatoi, reparti ospedalieri, ostelli, prigioni e altro ancora.
La sentenza completa:
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